Fast food e aumento di peso nei bambini in età prescolare

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Fast food e aumento di peso nei bambini in età prescolare

Con un nuovo studio condotto a Dartmouth abbiamo avuto l’ennesima conferma scientifica dell’esistenza di un forte legame tra la quantità di cibo fast food che i bambini in età prescolare consumano e la loro probabilità di diventare sovrappeso o obesi.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, quasi il 25% dei bambini di età compresa tra 2 e 5 anni negli Stati Uniti è in sovrappeso o obeso. Queste condizioni aumentano il rischio di numerosi problemi fisici e psicosociali durante l’infanzia, tra cui malattie del fegato grasso, diabete tipo 2  e depressione.

I bambini che iniziano ad aumentare di peso durante questo periodo di tempo tendono a portarlo avanti nell’adolescenza e nell’età adulta“afferma il primo autore Jennifer Emond, PhD, MS, assistente professore di scienza dei dati biomedici e di pediatria presso la Geisel School of Medicine di Dartmouth.

Ricerche precedenti hanno dimostrato che l’assunzione di cibi fast food è comune tra i bambini – circa un terzo dei bambini statunitensi consuma quotidianamente fast food – e ha suggerito che esiste un’associazione tra consumo di fast food e bambini che diventano adolescenti e adulti in sovrappeso o obesi. 

Lo studio

Gli studiosi hanno seguito per un anno oltre 500 bambini in età prescolare (dai 3 ai 5 anni) e le loro famiglie nel New Hampshire meridionale. L’altezza e il peso dei bambini sono stati misurati all’inizio e alla fine dello studio. I genitori hanno riferito settimanalmente la frequenza di assunzione di fast food dei loro figli – da 11 catene di fast-food – in sei sondaggi online che sono stati completati a intervalli di due mesi.

Alla fine il 18% dei bambini era in sovrappeso e quasi il 10% era obeso.

“I risultati di questa ricerca”, afferma Emond, “dovrebbero essere utilizzati per informare le linee guida e le politiche che possono ridurre l’esposizione del fast food ai bambini e aiutare i genitori che potrebbero avere difficoltà ad adottare comportamenti alimentari più sani per i loro figli” ha concluso la Emond.


Fonte:
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/ijpo.12602

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