Violenza sulle donne accentuata dalla pandemia: info e contatti utili

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L’emergenza generata dalla pandemia di Covid-19 ha accresciuto esponenzialmente il rischio di violenza sulle donne… una violenza consumata tra le mura domestiche a causa di una convivenza forzata nella stessa abitazione tra vittima e carnefice.

Si tratta di un’emergenza che non va assolutamente sottovalutata, soprattutto in questa seconda ondata di Coronavirus che sta imponendo altri lockdown.

Come mai si sono intensificati gli episodi di violenza domestica sulle donne?

La situazione, già di per sé critica, è stata aggravata dallo stress, dalle incertezze economiche, dalla perdita del lavoro, dallo stare nella stessa casa giorno e notte.

Una donna che subisce maltrattamenti fisici o psicologici dove può trovare le risorse per chiedere aiuto?

I figli sono una molla importante in questo percorso o un deterrente per paura che possano subire ripercussioni?

Entrambe le cose. Nella mente e nel cuore delle donne vittime di violenza che hanno anche figli, c’è sempre il pensiero che tutto possa cambiare, che lui non lo faccia più e che i figli possano non essere consapevoli di ciò che accade. Nella realtà sappiamo bene il danno creato dalla violenza assistita: i bimbi ascoltano, i figli sentono.

Esistono donne colpite più delle altre da violenze domestiche?

Dai dati raccolti durante la prima ondata pandemica è emersa la trasversalità della violenza, in quanto il fenomeno colpisce tutte le fasce d’età e tutti i livelli sociali. Maggiormente, le donne tra i 30 e i 50 anni, con un titolo di studio medio-alto, per lo più lavoratrici.

Come si fa a capire se una donna è vittima di violenza?

Esistono indicatori:

  • psicologici (paura, stati d’ansia, stress, attacchi di panico, agitazione, perdita di autostima, autocolpevolizzazione); 
  • fisici (contusioni, bruciature, lividi, fratture, aborto spontaneo, disordini alimentari);
  • comportamentali (assenze da lavoro, racconti incongruenti relativi a lividi o ferite etc.)

Che atteggiamento tenere verso una vittima di violenza?

Occorre ascoltarla con attenzione, rassicurarla, credere a ciò che dice, senza stupirsi del fatto che, nel corso del racconto, possano emergere sentimenti divergenti tra loro (amore/ paura; stima/odio etc.).

E’ importante capire da quanto avviene la violenza e se è aumentata nel tempo e nella gravità.

Non bisogna mai dare giudizi e consigli su quello che deve fare, ma è doveroso farle sentire la nostra solidarietà e vicinanza, aiutandola a capire che non è una cattiva madre se cerca di proteggere i suoi figli. Importante rassicurarla sul fatto che non riveleremo mai al suo compagno quanto da lei esposto.

Dopo questa conversazione, il nostro compito termina col fornirle il numero di telefono del centro antiviolenza più vicino.

Quali numeri chiamare e quali app possono salvare una donna vittima di violenza?

Il numero rosa 1522, antiviolenza e anti-stalking , che fornisce assistenza e supporto 24 ore su 24; 

L’app 1522, disponibile su IOS e Android, che consente alle donne di chattare con le operatrici e chiedere aiuto e informazioni in sicurezza, senza correre il rischio ulteriore di essere ascoltate dal loro aggressore; 

L’app YouPol, realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio o bullismo è stata estesa anche ai reati di violenza consumati tra le mura domestiche. 

Sul sito del Dipartimento delle Pari Opportunità ci sono le mappe dei centri antiviolenza più vicini, così come sul sito del Ministero della Salute troviamo le mappe dei Consultori familiari disponibili.

Cosa fare in caso di pericolo immediato?

Se vi sentite minacciate cercate un posto sicuro all’interno della vostra abitazione e contattate le Forze dell’ordine o il Pronto Intervento, chiamando:

112 (Carabinieri); 

113 (Polizia di Stato); 

118 (Emergenza Sanitaria). 

Se impossibilitate a farlo di persona, incaricate qualcuno di chiamare al posto vostro.

Cos’è la mascherina 1522?

Se in Spagna basta entrare in qualsiasi farmacia e dire “mascarillla 19” per denunciare una violenza, anche in Italia si sarebbe potuto fare altrettanto, recandosi in farmacia e dicendo in codice vorrei una mascherina 1522”. Così il grido d’aiuto di una vittima d’abuso, sarebbe stato ascoltato e raccolto da qualsiasi farmacia o presidio sanitario, facendo scattare l’intervento delle Forze dell’Ordine.

Peccato che non si sia raggiunto un accordo con l’Ordine dei farmacisti ma la notizia, circolata sui media e sui social in men che non si dica, ha fatto ben sperare.

Sarebbe un bel modo, questo, per donne maltrattate, di chiedere aiuto!

Fonti:

www.casadonne.it

www.amnesty.it

www.vita.it

Caterina Lenti
Caterina Lenti
Giornalista