Scoperta una nuova anomalia degli spermatozoi che potrebbe spiegare certi casi di infertilità

Scoperta una nuova anomalia degli spermatozoi che potrebbe spiegare certi casi di infertilità
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I casi di sterilità sono in aumento ma non sempre se ne riesce a capire la causa. Sicuramente gli stili di vita moderni, l’alimentazione scorretta e certi prodotti domestici potrebbero influenzare la qualità degli spermatozoi.

Fino ad oggi però rimaneva un certo numero di casi di sterilità difficili da diagnosticare: tutti gli esami sono perfetti eppure si manifesta sterilità.

Lo studio che punta l’attenzione su una nuova componente degli spermatozoi

Un recente studio realizzato presso l’Università di Toledo ha non solo confermato questa tendenza ma ha anche messo l’attenzione su una struttura dello spermatozoo fino a prima mai e che potrebbe essere responsabile di più problematiche come la sterilità, gli aborti e anche certi difetti alla nascita.

Si tratta del “secondo centriolo”. Qualcuno di voi può aver già sentito parlare del centriolo, che ha una funzione importante nella divisione cellulare. Ora la ricerca ha scoperto che alcuni spermatozoi presentano un secondo centriolo anomalo che sembra avere strane proprietà.

Le malfunzioni che può causare il secondo centriolo anomalo

Questo centriolo anomalo, spiega il dott. Tomer Avidor-Reiss, del Dipartimento di Scienze Biologiche di Toledo “potrebbe avere un ruolo nell’aborto precoce e nei difetti di sviluppo dell’embrione”.

Fino ad ora gli scienziati, forse perché non ne comprendevano bene la funzione, non avevano mai studiato fino in fondo le proprietà di questo secondo centriolo. Ora invece sta emergendo che questo secondo centriolo possa offrire agli scienziati una nuova strada da esplorare quando altri problemi noti non possono spiegare sterilità, aborti e malformazioni congenite.

La speranza è che presto si potrà far chiarezza su questa nuova componente dello spermatozoo e forse si possano predirre in anticipo quei rischi di aborti precoci o anomalie dello sviluppo dell’embrione.

Fonte:

https://www.nature.com/articles/s41467-018-04678-8

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