La percorrenza di lunghe distanze casa-lavoro potrebbe compromettere il buon esito della gravidanza.

La percorrenza di lunghe distanze casa-lavoro potrebbe compromettere il buon esito della gravidanza.

Gli effetti negativi del pendolarismo sulla gravidanza e sulla salute del bambino: possono causare la nascita di neonati sottopeso e possono influire negativamente sulla salute e sul rendimento scolastico dei bambini.

Lo studio, il primo nel suo genere, condotto dai ricercatori della Lehigh University e dell’Università del Wisconsin-Madison, pubblicato successivamente su Economics & Human Biology ha analizzato i dati raccolti dai registri delle nascite del New Jersey (U.S.A.) nel 2014 e nel 2015 ed ha rivelato che le donne che percorrono molti chilometri per recarsi al lavoro rischiano più delle altre di dare alla luce bambini sottopeso (meno di 2.500 grammi). 

Le possibili conseguenze del pendolarismo non si limitano al basso peso del neonato, ma riguardano anche un possibile rallentamento della crescita del feto, noto come restrizione della crescita intrauterina.

Secondo i ricercatori che hanno partecipato allo studio, a generare tutto ciò sarebbe un aumento dello stress materno cronico, dovuto a lunghi tragitti giornalieri associati al conseguente minor “tempo libero” da dedicare alle opportune visite prenatali.  

Secondo lo studio infatti la percorrenza di lunghe distanze per recarsi al lavoro è associata ad:

 – una riduzione del 2,5% del numero di visite prenatali, 

– una riduzione del 2,84% della probabilità che la madrefaccia la sua prima visita prenatale nel primo trimestre di gravidanza 

Saltare una visita di controllo all’inizio della gravidanza potrebbe danneggiare il feto e addirittura influire negativamente sulla salute del bambino e sul suo rendimento scolastico.

Le neomamme dovrebbero dunque dare la giusta importanza alla pianificazione delle visite prenatali, ritagliandosi il tempo necessario per tutti gli opportuni controlli anche attraverso un’attenta programmazione del congedo di maternità.

Fonti:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1570677X17303131?via%3Dihub

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