La fase dei perché nei bambini: quando inizia e come affrontarla

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La fase dei perché nei bambini: quando inizia e come affrontarla

Perché il cielo è azzurro? Perché ci sono le nuvole? È la curiosità rispetto a nuovi stimoli o a cose incomprese che porta i bambini tra i due e i tre anni circa nella fase dei perché, durante la quale gli adulti vengono sorpresi, e alle volte colti impreparati, da una serie infinita di domande.

 

Quando inizia la fase dei perché?

L’inizio della fase dei perché dipende dallo sviluppo del linguaggio del bambino, per cui per alcuni inizia prima di altri. In generale, si può dire che questa fase ha inizio intorno ai due anni e può durare fino agli otto anni.

Oltre all’età e allo sviluppo del linguaggio, anche il carattere del bambino e il rapporto che ha con gli adulti incide molto sul verificarsi della fase dei perché. Infatti, a parità di sviluppo delle competenze linguistiche, se il piccolo è abituato ad interagire in modo continuo e forte con gli adulti, entrerà prima nella fase dei perché rispetto ad un bambino timido e riflessivo.

 

E se non si verifica la fase dei perché?

Non c’è da preoccuparsi. Non tutti i bambini attraversano questa fase e, chi la vive, lo fa a modo suo: la fase dei perché può durare pochissimo e non richiedere l’interazione con un adulto (molti bambini cercano conferme in pari o addirittura nei libri, se già in grado di leggere). Ciò che sicuramente è da sottolineare è che non compromette né attiene lo sviluppo linguistico del bambino.

 

Non solo una questione di curiosità

La fase dei perché è legata alla naturale curiosità dei bambini verso cose che ancora non conoscono o che non riescono a comprendere bene. Tuttavia, in alcuni casi, è usato dai più piccoli come modo per attirare l’attenzione degli adulti e interagire con loro. Infatti, più i bambini crescono, più le loro domande sono frutto di interesse personale, che richiede risposte più articolate da parte dei genitori.

 

Come porre fine alle domande?

È giusto rispondere alle domande dei bambini e soddisfare così la loro curiosità, ma al contempo è importante porre dei limiti, facendo loro capire che ci sono momenti e momenti per fare domande e soprattutto che queste non vanno fatte e tutti gli adulti che si incontrano.

Dal canto loro gli adulti, se messi a dura prova, devono mantenere la calma e armarsi di pazienza, ma soprattutto di furbizia. Infatti è possibile interrompere la “catena dei perché”:

  • distraendo il bambino,
  • proponendogli qualcosa di nuovo su cui spostare l’attenzione,
  • coinvolgendo il bambino nella risposta stessa, facendolo riflettere sulla situazione,
  • interrompendo, per motivi pratici, le domande, assicurandogli che si potrà riprendere in un altro momento.

 

Come rispondere alle domande?

Ai bambini più piccoli è meglio dare delle risposte semplici e giocose; questo perché le loro categorie mentali si basano ancora sulla fantasia e sul gioco, e non sulla logica o sulla razionalità.

Ai bambini più grandi (dai cinque anni), invece, è corretto rispondere nel modo più esatto possibile, anche se semplice.

 

Un consiglio per voi genitori per sopravvivere ai perché? Avere la consapevolezza che è una fase passeggera!