I no che aiutano a crescere

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capricci bambini

Diciamocelo: i no ci fanno sentire legittimati nell’essere genitori.

Siamo assolutamente consapevoli che quello che facciamo ogni giorno con i nostri figli è una sfida, una grande sfida e talvolta un paradosso.

Infatti coltiviamo in loro la passione, il coinvolgimento nel mondo in modo che possano guardarlo da uomini liberi e nello stesso tempo gli insegniamo ad adattarsi alle regole che sono del mondo e nel mondo.

Essere in grado di dire “no” non significa dire no sempre e nemmeno che noi abbiamo sempre ragione.

Vorrei riflettere sulla nostra capacità di dire alcuni no, sul fatto che la coerenza di mantenere alcuni no fa sì che si costituiscano delle regole di vita per il bambino. Capiamo insieme perché è così importante che queste regole ci siano affinchè i nostri figli diventino adulti sani e autonomi.

Il bambino onnipotente

Cosa succede se queste regole non ci sono o comunque non sono stabilite in modo coerente?

Nasce spesso quello che la Ukmar chiamava il bambino onnipotente.

Un bambino che domina un adulto non è mai un bambino felice, diventa si onnipotente ma un bambino insicuro, perché se è così facile che lui disponga su tutto, come potrà essere difeso quando ce ne sarà il bisogno?

I limiti potranno anche farlo infuriare, ma sono cancelli che lo fanno sentire al sicuro e protetto con qualcuno che si occupi di lui.

Dire no significa poter cominciare a definire dei confini, significa comunicare ai nostri figli che siamo un essere distinto e quindi diventa più facile passare alla fase di distacco senza sentirci in colpa.

No significa non dare la soddisfazione immediata di un bisogno del bambino.

Già nella culla permette al bambino di assaporare le sensazioni legate alla risposta della sua richiesta.

Per esempio nella fase di svezzamento ci sono madri che per non sentire piangere il neonato, o nell’illusione di poter dormire più a lungo, non tolgono il seno nemmeno di notte. Il bambino invece di calmarsi si agita.

Perché?

Dare sempre il seno anche quando non serve per nutrirsi o assecondare il neonato in tutte le sue richieste significa comunicargli che lui ha sempre ragione e che quindi non siamo in gradi di guidarlo e di proteggerlo.

Il fatto di non riuscire a dire di no non può essere giudicato, va valutato, in base alla storia personale della madre o della famiglia, alla situazione attuale in cui la famiglia si trova e all’immagine di noi in relazione con gli altri.

Tutto ciò che rispondiamo ai nostri figli in seguito alle loro azioni, è una comunicazione ed è importante esserne sempre consapevoli.

E’ importante essere convinti delle decisioni e degli atteggiamenti che abbiamo nei confronti dei nostri figli perché loro sentono prima di tutto ogni nostra incertezza e ogni paura legata all’incertezza.

Anche quando mal digeriscono i nostri no siamo la loro guida per dare un senso al mondo che li circonda.

La coerenza nel dare delle regole e nel mantenerle è fondamentale perché permette al bimbo di avere un messaggio chiaro riguardo a ciò che può essere fatto e a ciò che non può essere fatto.

Ma soprattutto avrà un messaggio chiaro di noi come guida.

Un altro motivo per stabilire regole è quello che aiutano a crescere forti e ad imparare ad usare le proprie risorse. Sopportare le frustrazioni, per quanto sia antipatico, ci aiuta ad imparare molte cose su di noi.

Essere chiari e coerenti lo aiuta nel confermare la sua immagine che si sta formando come essere in relazione con gli altri in modo positivo e libero.

Quando non riusciamo ad essere coerenti molto probabilmente stiamo portando in scena qualche nostro fantasma del passato che non abbiamo risolto.

Capire che non è un problema di nostro figlio ma nostro equivale ad essere di nuovo in grado di stabilire e mantenere delle regole.

Le punizioni

Stabilita una regola bisogna stabilirne anche la ritorsione che il non rispetto della regola ci porta.

La punizione a volte può essere eccessiva. Non c’è nulla di male a sbagliare e a chiedere scusa. Anzi è un grande esempio di umanità chiedere scusa e rende al bambino un’immagine di qualcuno che non si ferma e non sbiadisce di fronte ad un errore ma si ferma a pensare e ad imparare dai propri errori.

Elena Moglio
Elena Moglio
Medico Chirurgo Psicoterapeuta
È specialista in psicoterapia ipnotica, terapia della coppia e mediazione famigliare a indirizzo sistemico.