Didattica a distanza: la nuova scuola

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Si diventa mancini già nel pancione

Ho lavorato molti anni nella scuola e sono passata attraverso le riforme, l’autonomia e l’arrivo delle tecnologie digitali. Nulla di tutto questo, naturalmente, assomiglia allo tsunami che ha travolto il mondo dell’istruzione a causa del Covid-19.

Da insegnante in pensione, consentitemi una riflessione sufficientemente distaccata e privilegiata, ma anche partecipe e curiosa, sulle evoluzioni che sta attraversando oggi la Scuola.

L’esperimento mondiale di didattica a distanza ci ha consentito di “toccare con mano” le potenzialità di una VERA didattica basata sull’uso delle nuove tecnologie

Dalle esperienze che raccolgo dai miei ex colleghi, inizialmente traumatizzati dall’uso di questi strumenti su base esclusiva e quotidiana, osservo che molti hanno compreso che gli strumenti della didattica on line rappresentano un’occasione per migliorare la qualità dell’insegnamento

In altre parole, la DAD (didattica a distanza) è emersa come un’occasione per migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, integrando il lavoro in presenza. 

Indipendentemente dalla situazione sanitaria che ci attenderà al rientro e nei mesi invernali, una cosa è certa: la strada che l’emergenza ci ha costretto a intraprendere va approfondita, arricchita e perfezionata, perché la didattica non sarà più la stessa. 

Diversi colleghi mi dicono che gli alunni con difficoltà di apprendimento e deficit di  attenzione hanno raggiunto risultati migliori durante la DAD rispetto alla didattica in presenza. 

Con questa generalizzazione non si intende certo ignorare l’esistenza di casi e situazioni impossibili da gestire a distanza. Tuttavia, resta come dato non trascurabile, il fatto che la DAD può fungere da stimolo e incoraggiamento per coloro che hanno difficoltà a rapportarsi con gli strumenti tradizionali della didattica.  

Non dimentichiamo che gli strumenti digitali sono la “seconda pelle” di tutti nativi digitali, a prescindere dalle loro abilità. 

Per il rientro scolastico è facilmente ipotizzabile una modalità blended, dove didattica tradizionale e a distanza si alterneranno. Si tratta di un’occasione unica per creare un’integrazione realmente virtuosa tra digitale e analogico e per creare un modello scolastico realmente “a prova di futuro”. 

Gli strumenti e le competenze digitali sono la condizione imprescindibile dalla quale partire per sviluppare la didattica a distanza. E qui occorre un dialogo continuo tra i professionisti dell’istruzione per definire le strategie chiave dell’insegnamento e dell’apprendimento, che non possono più essere mutuate da quelle tradizionali e semplicemente veicolate da un mezzo digitale, ma devono essere completamente ripensate. 

Spostare la lezione frontale su piattaforma non significa fare didattica a distanza, finora l’avevamo sentito dire dagli esperti, ma ora l’abbiamo sperimentato personalmente. 

Occorre un cambiamento di logica nell’insegnamento: la condivisione di risorse, la produzione di video interattivi, la didattica “capovolta” (non una lezione frontale, ma un confronto a posteriori sulla base di materiali precedentemente condivisi) ecc. 

Per farlo, oggi, abbiamo a disposizione una miriade di strumenti. Occorre solo mettere tutti gli insegnanti nelle condizioni di conoscerli e imparare ad usarli.

Per quanto titanica possa apparire quest’impresa, da essa dipende la qualità del nostro intervento formativo da questo momento spartiacque in poi. 

Occorre coraggio, intraprendenza e una visione per il futuro. Ma questa, dopo tutto, è la missione della Scuola: preparare oggi alla vita di domani. 

Simonetta Gladi
Simonetta Gladi
Insegnante
Ex Insegnante