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Allenamento in gravidanza e post parto: ecco gli esercizi giusti

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Sport in gravidanza: un toccasana per mamma e bambino

Gli addominali si possono allenare in gravidanza? Sì ma non si possono svolgere tutti gli esercizi!

Soprattutto nel post-parto la donna si preoccupa della salute dei propri addominali e in particolar modo del loro aspetto…infatti la pancia non torna subito alle condizioni di partenza ovvero all’epoca del concepimento.

Durante la gravidanza ci si dovrebbe concentrare sull’ allenamento del “core” ovvero quell’insieme di muscoli che comprendono sì gli addominali ma anche il pavimento pelvico, i dorsali ed i lombari.

Questo tipo di lavoro dovrà essere svolto lavorando in posizioni di equilibrio, magari con l’ausilio di piccoli attrezzi propriocettivi e, soprattutto, adeguando correttamente la respirazione per evitare apnee.

Ciò che si deve assolutamente evitare in gravidanza è il crunch e tutte le sue varianti (ovvero tutti quegli esercizi in cui si sollevano il capo e le spalle) perché questo tipo di esercizi può aumentare la pressione intra-addominale e soprattutto a livello del pavimento pelvico generando non pochi problemi nel parto e nel puerperio.

Sicuramente affidarsi ad esperti dell’esercizio fisico in gravidanza è la scelta vincente perché vi accompagneranno al grande evento facendo aumentare in voi la consapevolezza del proprio addome e del pavimento pelvico per poter procedere al parto ed al successivo recupero con tutte le armi cariche.

 In realtà, se si sta per prendere in considerazione l’idea di una futura gravidanza, sarebbe meglio pensare prima al proprio pavimento pelvico facendosi insegnare, sempre da un professionista del settore, a riconoscerlo e ad attivarlo e rilassarlo nel modo corretto.

La prevenzione è sempre consigliata!

E nel post parto?

Nella mente della donna, qualche settimana dopo il parto si instaura subito un timore: la mia pancia tornerà come prima?

La risposta è sì nel 90% dei casi. Infatti dopo qualche mese l’addome riprenderà l’aspetto iniziale e la sua funzionalità verrà recuperata grazie ad esercizi specifici.

In alcuni casi, invece, compare quella che viene chiamata diastasi addominale ovvero l’allontanamento dei muscoli retti dell’addome (ovvero dei quadratini della tartaruga) che avviene fisiologicamente durante la gravidanza per far posto al pancione ma che permane anche nel post parto: in pratica la fascia che li congiunge cede e non riesce a recuperare il tono pre gravidanza.In questi casi è opportuno rivolgersi ad uno specialista, un fisioterapista per esempio, per valutare la gravità della diastasi e il da farsi.

Nella maggior parte dei casi la diastasi viene risolta tramite l’attività fisica specifica ovvero esercizi che vadano a ridurre questo “gap” tra i due retti dell’addome: molti sono i laureati in scienze motorie specializzati in questo tipo di ginnastica.

Nel post parto innanzitutto bisognerà avere pazienza e concedersi un periodo per recuperare le energie, per conoscere il bambino ed i suoi ritmi: 40 giorni sono il tempo ideale di recupero post parto in cui non ci si dovrebbe allenare (ovviamente le camminate sono sempre concesse!).

In quel periodo l’unica cosa che si potrà fare è concentrarsi sul recupero della funzionalità del perineo perché fortunatamente questo tipo di lavoro si può svolgere già dopo pochi giorni dopo il parto. Lavorare in modo molto soft su questa zona, effettuando delle contrazioni lente e controllate, è un buon modo per iniziare a ristabilire gli equilibri.

Si dovrà procedere in modo graduale e senza svolgere contrazioni brusche, abbinare sempre la corretta respirazione e darsi tempo per migliorare perché il parto è un evento abbastanza traumatico e necessita dei propri tempi di recupero.

Questi esercizi si svolgono visualizzando il pavimento pelvico e cercando di contrarre ed avvicinare le “pareti” che lo compongono: questo è possibile se la donna ha una buona consapevolezza della zona. Si può acquisire, come già detto, prima ancora che la gravidanza abbia inizio (sarebbe l’ideale) oppure durante la gestazione seguendo opportuni corsi organizzati per le future mamme.

Tutto questo meglio se svolte da sdraiate e facendo attenzione a non contrarre il retto dell’addome.

Anche in questo caso sono molti i professionisti che possono aiutarci, dal laureato in scienze motorie specializzato, all’ostetrica che ci ha assistite durante il parto.

 Nei mesi successivi, una volta appurato che il pavimento pelvico abbia ripreso le sue funzionalità (mediante una visita specialistica), si può pensare a riprendere l’attività di allenamento sempre in modo graduale e facendo attenzione a non creare eccessive pressioni a livello della cavità addominale.

Cesareo e interventi chirurgici

Il parto cesareo deve essere considerato a tutti gli effetti un intervento chirurgico, per questo motivo bisogna riabilitarsi attraverso l’aiuto di un fisioterapista.

Ma quando tutto è passato e si viene autorizzati a svolgere attività ed esercizi addominali?

Bisogna valutare caso per caso, non tutti gli interventi sono uguali e neanche le persone lo sono! Quindi armarsi di pazienza e cercare di capire quali siano gli esercizi più efficaci e meno rischiosi per la propria condizione fisica è sicuramente una mossa vincente.

In generale posso consigliare di iniziare da esercizi svolti in posizione sdraiata in particolare sul fianco oppure in quadrupedia. Lavorare curando la posizione in allungamento della colonna e la respirazione è fondamentale: bisogna espirare durante lo sforzo.

Inoltre è importantissimo saper pre-attivare il perineo e quindi il pavimento pelvico per evitare di gravare sulla colonna vertebrale.

Meglio inserire i crunch solo dopo alcune settimane di allenamento e farlo in modo graduale chiedendo sempre prima consiglio al medico.

Alcuni esercizi utili per queste particolari condizioni possono essere:

–          il plank laterale in isometria (ovvero mantenendo la posizione per alcuni secondi dai 6” in su) rimanendo in appoggio su avambraccio e ginocchia

–          esercizi di opposizione braccia-gambe per gli obliqui: da supini portare al petto il ginocchio, appoggiare il braccio corrispondente al suo interno. A questo punto spingere il ginocchio verso il braccio che si opporrà alla resistenza. Il movimento non si vede ma la contrazione c’è. Fate attenzione a non sollevare la nuca e cercate di mantenere la colonna vertebrale allineata. Ecco gli esercizi

Concludendo

Gli addominali in gravidanza e nel post parto possono essere allenati ma con le dovute cautele e soprattutto guidate da un esperto di ginnastica pre e post parto.

Allenare nel modo corretto l’addome ed il pavimento pelvico non solo vi aiuterà durante il travaglio ed il parto, non solo ridurrà la possibilità di comparsa di lombalgia durante e dopo la gestazione ma vi consentirà di recuperare più velocemente (ma sempre rispettando i tempi naturali) la vostra forma fisica dopo il parto.

Barbara Ramoino
Barbara Ramoino
Prof.ssa di Ed. fisica
Laurea in scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate
Laurea e abilitazione in Scienze della Nutrizione

Vaccinazioni: il Calendario da 0-6 anni

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La comunicazione svolge un ruolo fondamentale per la vaccinazione

Dal 2017 la legge italiana ha reso obbligatorie 10 vaccinazioni e questo numero preoccupa e fa sorgere alcuni dubbi ai genitori. 

Alcuni ricercatori negli Stati Uniti hanno stimato che il sistema immunitario potrebbe “sopportare” fino a 10.000 vaccini somministrati contemporaneamente. Ciò significa che i 10 vaccini oggi obbligatori, anche se fossero eseguiti nella stessa seduta, andrebbero a impegnare solo un millesimo della capacità totale del sistema immunitario.

Un’altra perplessità è spesso destata dal fatto che i bambini vengono vaccinati a pochi mesi di vita. Il programma di vaccinazione inizia a 2 mesi compiuti (ossia dal 60° giorno di vita) per tre ragioni:

  • a 2 mesi il sistema immunitario del bambino è già in grado di rispondere ai vaccini;
  • attendere di più non aumenta la sicurezza della vaccinazione;
  • dopo i 2 mesi l’eventuale protezione garantita dagli anticorpi della mamma scompare (gli anticorpi vengono eliminati) e ogni ritardo nell’inizio delle vaccinazioni prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni prevenibili con il vaccino.

I 10 Vaccini obbligatori da quali malattie proteggono?

  1. La difterite che causa infiammazione della gola e delle mucose della bocca. Inoltre i batteri che causano la difterite producono una tossina in grado di danneggiare il cuore, i reni e il sistema nervoso.
  2. Il tetano causa gravi spasmi muscolari dovuti a una tossina prodotta da questo batterio. I batteri, solitamente, entrano nel corpo umano attraverso una ferita.
  3. La pertosse (tosse convulsa) è un’infezione respiratoria molto contagiosa e particolarmente pericolosa nei bambini di età inferiore ai 2 anni e nei soggetti con sistema immunitario compromesso.
  4. La Poliomielite un’infezione virale molto contagiosa che colpisce il midollo spinale e il cervello. La poliomielite può causare permanente debolezza muscolare, paralisi e, a volte, la morte
  5. L’Epatite B è una malattia virale che nella fase acuta si manifesta con un’ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi), stanchezza e vomito. Il rischio principale dell’epatite B è quello di sviluppare una forma cronica dell’infezione che conduce a cirrosi epatica o a un carcinoma del fegato. 
  6. L’ Haemophilus influenzae tipo b è un batterio che causa infezioni spesso gravi, soprattutto all’epiglottide e alle meningi nei bambini di età inferiore ai 5 anni
  7. La Varicella è una malattia infettiva acuta di origine virale la cui complicanza più comune è la polmonite
  8. Il Morbillo si manifesta con un’eruzione cutanea (esantema), che si presenta sotto forma di macchioline rosse, che partendo dalla testa in breve tempo (4-7 giorni) si diffonde in tutto il corpo. I sintomi sono simili a quelli di un raffreddore o un’influenza. Le rare ma gravi complicanze del morbillo lo rendono la più temuta tra le comuni malattie infettive dell’infanzia e può causare otite , laringite, polmonite o encefalite. 
  9. La Parotite è una malattia virale che colpisce le parotidi, grandi ghiandole salivari poste dietro ai rami della mandibola e sotto le orecchie. È comunemente conosciuta con il termine «orecchioni». Le complicanze dell’infezione sono più comuni negli adulti: orchite (infezione dei testicoli che interessa il 30% delle infezioni e che in casi isolati può provocare sterilità), meningite, pancreatite ed encefalite
  10. La Rosolia: come per la parotite le complicazioni si manifestano soprattutto negli adulti e possono portare a dolori alle articolazioni, encefalite, emorragie, orchite e neurite.

Durante il primo anno di vita il bambino verrà sottoposto a diversi cicli di base di vaccini che poi richiederanno (nella maggior parte dei casi) una dose di richiamo durante il secondo anno di vita.

  • Il vaccino esavalente (DTPa/IPV/Ep B/Hib) protegge contro:
  • la difterite,
  • il tetano, 
  • la pertosse,
  • la polio, 
  • l’epatite B 
  • infezioni da Haemophilus influenzae tipo b e viene somministrato in tre dosi . 

Nel secondo anno di vita sono previste le prime dosi di vaccinazione contro morbillo-parotite-rosolia (MPR) e contro la varicella (V) (13simo-15simo mese), sono somministrate mediante vaccino combinato quadrivalente MPRV, oppure tramite vaccino trivalente MPR e monovalente varicella in diversa sede anatomica   

Quinto e sesto anno di vita

È il momento per il richiamo delle vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite, che può essere effettuata con vaccini combinati ed è raccomandata la somministrazione della seconda dose del vaccino contro morbilloparotiterosolia e     varicella.

Rimangono fuori dall’obbligo, ma eseguibili volontariamente, altre vaccinazioni:

  • Anti-meningococcica B: protegge contro le infezioni causate dal batterio Neisseria meningitidis ed è raccomandata tra il 13simo e 15simo mese di vita 3 o 4 dosi nel primo anno di vita, a seconda del mese di somministrazione della prima dose (fortemente raccomandata per i nati a partire dal 2017)
  • Anti-rotavirus: 2 o 3 dosi nel primo anno di vita, a seconda del tipo di vaccino (fortemente raccomandata per i nati a partire dal 2017)
  • Anti-pneumococcica: 3 dosi nel primo anno di vita (fortemente raccomandata per i nati a partire dal 2012)
  • Anti-meningococcica C: 1° dose nel secondo anno di vita (fortemente raccomandata per i nati a partire dal 2012)

Tutte queste vaccinazioni sono offerte in modo attivo e gratuito dai servizi vaccinali 

Quando sono controindicati i vaccini?

Una precedente reazione allergica grave (reazione anafilattica) al vaccino o ad un suo componente è una controindicazione comune a tutti i vaccini. I vaccini di tipo vivo attenuato (p.es. morbillo-parotite-rosolia, varicella) sono, inoltre, controindicati in chi ha condizioni di salute o assume farmaci che comportano un grave deficit del sistema immunitario

I bambini con malattie croniche (p.es. diabete, asma, malattie autoimmuni), con disturbi neurologici o neuropsichiatrici (p.es. epilessia, autismo) o con malattie genetiche (p.es.sindrome di Down) possono essere vaccinati, a meno che non sia presente una grave depressione del sistema immunitario (in tal caso, come sopra riportato, sono controindicati i vaccini contenenti virus vivi attenuati). La presenza di malattie croniche può comportare un rischio più elevato di complicanze dovute alla malattia infettiva e i vaccini in questi soggetti sono fortemente raccomandati.

Lockdown: campanello d’allarme per gli adolescenti

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Photo by Jan Kopřiva from Pexels

Sappiamo tutti che la pandemia di covid 19 ha letteralmente rivoluzionato le nostre abitudini. La limitata libertà, le difficoltà lavorative e la gestione della nostra quotidianità sono state totalmente stravolte ma a pagarne lo scotto più alto potrebbero essere gli adolescenti.

Il prof. Renato Borgatti​, direttore della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione Mondino IRCCS ha rilasciato una dichiarazione che è un vero e proprio campanello d’allarme che non possiamo ignorare: “​Il malessere riscontrato nel primo lockdown ora sembra essersi trasformato in franca patologia. Sono aumentate in particolare le richieste di ricovero per psicopatologie con “attacco al corpo”,ossia con atti di autolesionismo via via sempre più gravi, fino al tentato suicidio​” .

Manifestazioni psicofisiche

L’adolescenza è di per sè un periodo particolarmente delicato nell’iter di crescita: la ricerca di una propria identità, i cambiamenti del corpo e la tempesta ormonale creano spesso incertezza e paura e, come se non bastasse, nell’ultimo anno  la generazione Z è stata messa a dura prova sviluppando forti tensioni emotive.

Il tutto è stato vissuto in un contesto digitale totalizzante: dalle lezioni scolastiche on line, ad una connessione h. 24 per tentare di avere “relazioni sociali” con amici e parenti. 

Questo ha comportato un aggravarsi della derealizzazione, perdita del senso della realtà, e della depersonalizzazione, disturbo che si manifesta con la sensazione persistente o ricorrente di essere distaccati dal proprio corpo o dai propri processi mentali.

Inoltre si riscontrano manifestazioni psicofisiche, come:

  • stati d’ansia diffusi, con conseguenti attacchi di panico
  • lo sviluppo di fobie (la paura esagerata del contagio personale e dei propri cari,  la preoccupazione di tornare in contatto con i coetanei, il timore di svegliarsi al mattino in un mondo sempre peggiore e la conseguente insonnia,…), 
  • allucinazioni ossessive notturne, 
  • fissazioni e rituali comportamentali diurni, 
  • tendenze suicide.

Autolesionismo e suicidi: +50%

Durante l’incontro “Covid e lockdown: gli effetti collaterali sulla psiche dei bambini e dei giovani” tenutosi lo scorso mese in Senato, sono emersi dati allarmanti.

Le richieste di ricovero per autolesionismo e  tentati suicidi, da ottobre 2020 a gennaio 2021, sono aumentati del 50%, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

La Dr.ssa​ Martina Mensi​, neuropsichiatra dell’équipe della Fondazione Mondino IRCCS, ha svolto uno studio per indagare su come gli adolescenti si sentissero durante questo periodo di restrizioni e paure. Quello che è emerso è che su 1.649 adolescenti intervistati, il 29% presentava sintomi acuti e ben il 50% sintomi già in via di cronicizzazione.

Sono stati riscontrati soprattutto alterazioni del contenuto del pensiero, quali per esempio allucinazioni e dispercezioni, sintomi dissociativi, agitazione, disturbi del sonno e incubi, preoccupazione per il futuro e anche paura per genitori e familiari.

Come aiutare i nostri figli?

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unicef  hanno stilato a inizio della pandemia dei suggerimenti per affrontare il confinamento forzato. Ve li riproponiamo sinteticamente sperando che possano essere d’aiuto.

Cercare di stare bene in famiglia: per provare a distogliere l’attenzione dalle notizie sul virus è consigliato svolgere attività insieme, come fare dei giochi da tavola o cucinare 

Scandire i ritmi della giornata: fare esercizio fisico regolarmente, mangiare sano e trovare delle abitudini regolari (anche nell’andare a dormire) sono le regole d’oro per la “sopravvivenza domestica”.  

Non gestire le emozioni fumando, bevendo alcolici o facendo uso di altre sostanze.

Mantenere la socialità con le videochiamate: le relazioni sociali sono fondamentali per farci stare bene. Per sentirsi al sicuro l’uomo ha bisogno di avvertire che gli altri sono dalla sua stessa parte e lo fa attraverso il tono della voce, lo sguardo, il sorriso delle altre persone.

Fare le cose che rimandate sempre o impararne di nuove: trasformate questo momento in un’opportunità per fare cose che avete rimandato o che avreste voluto fare (lavoretti in casa o in giardino, cucinare un piatto nuovo, imparare a suonare uno strumento, leggere un libro).

Evitare la ricerca compulsiva di informazioni: è importante ridurre la sovraesposizione di informazioni di social e media. Una volta acquisite le nozioni base è sufficiente verificare saltuariamente gli aggiornamenti su siti attendibili. 

Al di là dei consigli più pratici è fondamentale accettare momenti ed emozioni negativi dei nostri figli ma è importante vederli, viverli, accettarli per poi provare efficacemente ad aiutarli per superare paure ed insicurezze.

Fonti

mondino.it

Toxoplasmosi in gravidanza: un rischio per il nascituro?

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Gravidanza: Ecco alcune cose che potresti non sapere

La toxoplasmosi è un’infezione normalmente innocua ma, se contratta nel corso della gravidanza, può avere conseguenze anche molto serie per la salute del bambino. Scopriamo di più.

Cause e sintomi

L’agente responsabile della Toxoplasmosi è il parassita Toxoplasma gondii e può colpire diversi animali ma l’ospite definitivo è il gatto.

Il gatto può infettarsi ingerendo carni contaminate oppure ingerendo direttamente le oocisti prodotte nell’intestino di un altro gatto. Una volta giunto nell’intestino il parassita comincia a replicarsi e a produrre oocisti, che il gatto elimina poi con le feci. Le oocisti saranno poi infettanti per tutti gli altri animali.

L’animale (così come anche l’uomo) può infettarsi tramite le oocisti eliminate dai gatti infetti tramite le feci. Gli animali produttori di carne possono facilmente infettarsi al pascolo, in prati contaminati, o se viene loro somministrato foraggio o mangime contaminato. Per gli animali carnivori il contagio può avvenire tramite predazione di animali infetti.

Credit: medicina360.com

La toxoplasmosi è caratterizzata da due fasi:

1)    La fase primaria, che dura settimane o mesi in cui il parassita si trova nel sangue o nei linfonodi. In questa fase si possono avere dei sintomi come ingrossamento delle ghiandole, stanchezza, mal di testa e, a volte, febbre e ingrossamento di milza e fegato.

2)    La seconda fase della toxoplasmosi è detta “postprimaria” ed è caratterizzata dall’assenza di sintomatologia, sebbene il parassita continui ad essere presente nell’organismo, in particolar modo nei muscoli e nel cervello.

La persona che contrae la toxoplasmosi resta poi immune per tutta la vita, in quanto sviluppa anticorpi e linfociti specifici.

Attualmente non si dispone di un vaccino, quindi non è possibile evitarla con certezza assoluta, ma esistono una serie di accorgimenti che possono aiutare a prevenirla.

Prevenzione

Per prevenire la toxoplasmosi ci possono venire in aiuto alcuni accorgimenti pratici. Ecco i principali:

Consigli alimentari 

Il rischio più alto di contrarre l’infezione è dovuto al contatto o all’assimilazione di carne poca cotta, specialmente quella di agnello, maiale e manzo. 

Non assaggiare mai la carne mentre la si prepara o in fase di cottura. E’ importante, dopo aver toccato la carne cruda, lavarsi le mani con sapone e risciacquare abbondantemente.

Anche frutta o ortaggi freschi vanno lavati con cura sotto acqua corrente prima del consumo. Per  maggiore sicurezza, si possono lasciare in ammollo per 30 minuti con bicarbonato di sodio. Ricordiamoci di risciacquare bene prima del consumo o della cottura. 

Evitare salumi o insaccati poco stagionati (meno di 30 gg).

Giardinaggio

Molta attenzione va prestata anche ai lavori di giardinaggio o al contatto con il terriccio. Se amate fare l’orto usate sempre dei guanti monouso e lavate accuratamente le mani.

I gatti

Se il gatto è domestico, vive sempre in casa e non è stato adottato dopo un periodo di randagismo, è molto difficile sia un veicolo per il parassita. In ogni caso il rischio è associato alle feci dell’animale: pertanto è bene evitare di entrarvi in contatto e magari far pulire la lettiera a qualcun altro. Altrimenti, è bene indossare i guanti monouso, gettarli una volta finita l’operazione e lavare bene le mani con acqua e sapone.

E’ normale preoccuparsi per il rischio di contrarre la toxoplasmosi in gravidanza, ed è raccomandabile mettere in atto tutte le precauzioni possibili per prevenirla, ma non bisogna nemmeno dimenticare che uno stress eccessivo non fa bene né alla futura mamma né al suo piccolo.

Diagnosi

Con un semplice esame del sangue, da eseguire all’inizio della gravidanza, il Toxo-test, è possibile identificare la presenza di anticorpi specifici per la toxoplasmosi: 

  • La IgM (immunoglobulina di tipo M ) si riscontra nella fase acuta della malattia ed è presente nel sangue di chi ha appena contratto l’infezione.
  • Invece, la IgG (immunoglobulina di tipo G ) rappresenta la “memoria” dell’infezione e si trova nel corpo di chi ha avuto la malattia ed è guarito.  

Come leggere i risultati del toxo-test

  • IgM e IgG entrambe negative (cioè inferiori ai valori di riferimento indicati dal laboratorio): vuol dire che non si ha mai contratto l’infezione. Questo significa che, la donna in gravidanza, dovrebbe prestare attenzione alle norme igieniche di prevenzione.
  • IgM negative e IgG positive: vuol dire che si è già entrati in contatto con la toxoplasmosi in passato ma non si ha un’infezione in corso. Ormai si è immune e non ci sono rischi per il feto.
  • IgM positive e IgG negative: sta ad indicare che non si è mai contratta l’infezione in passato, ma che nel momento dell’esame l’infezione è in corso.
  • IgM e IgG entrambe positive: vuol dire che l’infezione c’è stata e potrebbe essere ancora in atto, così come potrebbe significare che è avvenuta fino a 3-4 mesi prima, visto che le IgM impiegano 3-4 mesi prima di diventare negative. 

Il toxo-test verrà eseguito altre volte nel corso delle settimane di gestazione, al fine di tenere sotto controllo la situazione e rilevare un’eventuale infezione per tempo. 

Quali sono i rischi per il feto?

Se il contagio del feto avviene nelle prime settimane i rischi aumentano:

Nel primo trimestre la probabilità di infezione fetale è molto bassa, circa il 17%, ma i danni sul feto possono essere rilevanti, perché è in corso la formazione degli organi. Il nascituro potrebbe sviluppare idrocefalia, lesioni cerebrali (che sono causa spesso di ritardo mentale ed epilessia), ridotta capacità visiva con conseguente possibile perdita della vista.

Al contrario, nell’ultimo trimestre di gestazione, quando il bambino è già formato, è maggiore la probabilità di trasmissione – dal 65 al 90% dei casi nelle ultime tre o quattro settimane – ma l’entità dei danni al feto/neonato è spesso trascurabile.

Terapia

In caso di contagio durante una gravidanza, è possibile evitare di trasmettere l’infezione al bambino sottoponendosi ad una terapia antibiotica mirata.

In generale la terapia dipende dal momento della gravidanza in cui è stata contratta la malattia.

Un’ultima doverosa annotazione: se una madre si infetta o è ancora infetta mentre sta allattando, può tranquillamente continuare l’allattamento: non c’è rischio di trasmettere il Toxoplasma al figlio allattato al seno.

Fonti

https://www.bmj.com/content/321/7254/142.abstract

Primi passi…impariamo a camminare insieme

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Primi passi
Foto di Alexandr Podvalny da Pexels

Nel primo anno di vita, quando si hanno innumerevoli “prime volte”, assistere, per la prima volta, ai primi passi in autonomia del proprio bambino sembra essere per i genitori il traguardo fondamentale, da raggiungere il prima possibile. È un’emozione enorme!

Ma questa voglia di vedere il proprio bambino in piedi e camminare da solo, spesso porta l’adulto a compiere errori e a cadere in atteggiamenti o acquisti non adeguati.

Cosa succede prima di imparare a camminare?

Il bambino, prima di mettersi in piedi e muovere i primi passi da solo, vive un lungo percorso che, dalla nascita, dai primi movimenti e dalle prime esperienze, lo porta a imparare a muoversi nello spazio. Questi spostamenti sono sempre finalizzati a un obiettivo: per raggiungere una persona, un oggetto di suo interesse, un gioco, etc…mosso sempre dalla curiosità e dalla sete di conoscenza.

È importante dunque metterlo nelle condizioni di poter fare e sperimentare.

Prima di imparare a camminare il bambino può spostarsi nel suo ambiente di gioco e di vita quotidiana rotolando, strisciando, sulla schiena o, verso gli otto mesi, gattonando. La maggior parte dei bambini si sposta nello spazio con queste modalità; ma non tutti lo fanno. I diversi tipi di spostamento consentono infatti al bambino di muoversi in autonomia per raggiungere l’obiettivo di suo interesse, e di sviluppare in maniera adeguata i muscoli degli arti e tutte le competenze necessarie al raggiungimento della deambulazione autonoma.

Quando inizia a camminare il bambino?

In generale si inizia a camminare intorno al compimento del primo anno di vita.

Tuttavia, vi è, come per la maggior parte delle competenze psicomotorie, una grande variabilità individuale per cui la finestra temporale si può espandere tra il decimo e il diciottesimo mese di vita del bambino.

Quando il bambino supera i 18 mesi senza camminare è bene parlarne con il proprio Pediatra.

Cosa devo fare per insegnare al bambino a camminare?

Niente. O meglio…quasi niente. Non si insegna al bambino a camminare, bensì si mette nelle condizioni di poterlo fare.

È importante creare un ambiente a misura di bambino, dove possa esplorare in libertà e in sicurezza, avendo a disposizione sostegni (il divano, un tavolino, un mobile, etc.) a cui possa aggrapparsi, iniziare a mettersi in piedi e camminare in “navigazione costiera”, ovvero lateralmente con le mani attaccate.

Devo comprare il girello?

Entrando in un negozio per la prima infanzia è impossibile non essere catturati dai girelli. Colorati, musicali, apparentemente così sicuri.

In realtà l’utilizzo del girello può ostacolare o comunque rallentare l’acquisizione del cammino, in quanto non permette al piccolo di sperimentare e di sviluppare in maniera armonica le competenze e le abilità che gli permettono il raggiungimento dell’autonomia. Il bambino nel girello non ha la possibilità di sviluppare le reazioni di equilibrio, non può raggiungere i giochi o gli oggetti di interesse (per la presenza del tavolino), non è libero di cambiare in maniera autonoma la sua posizione nello spazio o la modalità di spostamento.

L’utilizzo del girello, come quello di altri supporti simili, può provocare vizi posturali e andature anomale e scorrette, come ad esempio il cammino sulle punte. Infine, contrariamente a quanto si possa pensare, non è uno strumento sicuro. Uno studio americano ha infatti dimostrato come l’elevato numero di incidenti domestici fosse correlato all’utilizzo di questo supporto, così in alcuni paesi ne è stata addirittura vietata la vendita.

Queste considerazioni possono essere ricondotte anche ad altri sistemi, come le “bretelle primi passi”, o all’atteggiamento comune da parte dell’adulto di sostenere il bambino dalle braccia e tenerlo in piedi. Così facendo, infatti, si sollecitano precocemente delle strutture che sono ancora immature e si influenza negativamente lo sviluppo psicomotorio del bambino.

Quali scarpe devo comprare e quando?

Quando il bambino inizia a camminare non ha bisogno di alcuna scarpa, anzi, ha bisogno di stare scalzo. Il piede necessita di ricevere il più possibile le informazioni che le diverse superfici possono offrire.

Le scarpe possono essere utilizzate nel momento in cui il bambino ha raggiunto una tale sicurezza nel cammino da permettergli di essere autonomo anche fuori casa. Una volta raggiunta questa fase si possono ricercare delle scarpe leggere di peso, di forma neutra, con suola morbida e flessibile per facilitare la stabilità e l’equilibrio anche su terreni disconnessi.

È normale che il piede sia piatto?

Si, il piede del bambino fino ai 4 anni è fisiologicamente piatto, con le caviglie rivolte verso l’interno.

Inoltre, per almeno i primi due anni di vita, o comunque per il primo anno dopo l’inizio del cammino, i piedi possono avere un appoggio anomalo e la camminata può risultare incerta.

Queste anomalie sono del tutto fisiologiche e si modificheranno nel tempo con il progressivo miglioramento dell’equilibrio, della postura e dell’andatura del bambino.

Fonti

American Academy of Pediatrics (AAP)

Pediatrics

UPPA

Valentina Lufrano
Valentina Lufrano
Fisioterapista da 12 anni, specializzata in area pediatrica da 9, mamma da 3.
Ho lavorato in Italia presso la Fondazione don Carlo Gnocchi e La Nostra Famiglia di Bosisio Parini e collaborato con l’ONG della Fondazione Don Gnocchi nell’ambito del progetto Rwanda.
Attualmente collabora presso il Centro Pediatrico del Mendrisiotto.

Essere genitore: evitare i 6 errori più comuni

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Bizzarre regole di disciplina che funzionano

Nessuno ci insegna come essere genitori ed alcune coppie non hanno idea di cosa fare o come comportarsi quando un bambino entra a far parte della famiglia.

Ecco allora qualche suggerimento per evitare di commettere gli errori più frequenti

1- Proteggere il bambino dal raffreddore

I medici dicono che il raffreddore è normale per i bambini. Ogni volta che il corpo di un bambino vince su un’infezione rafforza le sue difese immunitarie. Non bisogna allarmarsi se un bambino si ammala una volta al mese perchè 6-12 malattie virali all’anno sono nella norma. Ciò a cui dovresti prestare attenzione è la velocità con cui un bambino si riprende (dovrebbe essere 7-8 giorni) e l’assenza di complicazioni.

2- Non controllare adeguatamente il seggiolino dell’auto

Nonostante i genitori sappiano quanto possa essere pericoloso pochissime persone si assicurano di controllare come sia stato agganciato e soprattutto se il bambino sia stato “allacciato” correttamente con le apposite cinture di sicurezza.

Ricordiamo che la clip che collega le cinture deve essere posizionata al centro del torace del bambino, non sulla pancia.

Se il bambino è cresciuto e può usare una normale cintura di sicurezza, la cinghia dovrebbe girare intorno alla spalla, non lungo il collo e nemmeno attraverso l’ascella.

3-Tagliare le unghie del bambino, volenti o nolenti

Il problema delle unghie incarnite, di cui soffrono molti adulti, può derivare dall’infanzia. Ecco perché è importante arrotondare leggermente le unghie quando le si taglia. 

4- Lasciare a lungo il bambino nell’ovetto 

L’uso improprio dei seggiolini per auto o degli ovetti può essere pericoloso per i bambini. I pediatri dicono infatti che i muscoli del collo dei bambini non sono ancora abbastanza forti ed inclinare troppo la testa può provocare difficoltà respiratorie. Si consiglia di non lasciare il bambino per più di 2 ore.

5-Considerare il ciuccio una cosa dannosa

L’opinione che i ciucci siano dannosi non ha alcun sostegno medico. Un ciuccio soddisfa il riflesso di suzione del bambino e riduce il rischio che il bambino metta qualcosa di sporco o pericoloso in bocca. Allo stesso tempo, un ciuccio non distorce i denti né provoca problemi dentali.

6-Deve mangiare per forza

Insistere affinchè il bambino mangi anche se controvoglia è controproducente in quanto rischia di trasformare quella che è un’attività piacevole in qualcosa più simile a una punizione. Un bambino potrebbe rifiutarsi di mangiare per diverse ragioni: dall’avere una leggera gastrite,  tonsille ingrossate o semplicemente potrebbe essere sovraeccitato da alcune attività svolte durante la giornata. Aspetta quando avrà fame te lo farà capire!

Fonti

https://parenting.firstcry.com/articles/neck-strengthening-exercises-for-baby/#:~:text=This%20is%20because%20a%20baby’s,head%20when%20you%20cradle%20him.

https://www.healthline.com/health/parenting/newborn-pacifier#during-sleep

Ecco cosa devi sapere se tuo figlio dorme con la bocca aperta

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Ogni genitore si è “incantato” almeno una volta a contemplare il proprio figlio dormire beatamente ma sai quanto sia importante valutare la sua corretta respirazione mentre riposa?

Ecco perché dovremmo sempre respirare con il naso

Siamo naturalmente creati per respirare attraverso il nostro naso perchè filtra l’aria che stiamo respirando ripulendola da tossine e particelle estranee. Inoltre umidifica e “riscalda l’aria” inalata in modo che la sua temperatura si adatti a quella dei nostri polmoni.

E poi non possiamo ignorare la sua principale funzione: ci permette di “annusare il mondo” che ci circonda.

Sebbene a volte sia normale respirare attraverso la bocca ( mentre parliamo o durante un’attività fisica), va ribadito che dovremmo respirare sempre con il naso, anche quando si dorme. Ecco perché!

Respirare dalla bocca mentre si dorme “non è normale”

Se un bambino respira con la bocca potrebbe essere un campanello d’allarme che segnala la presenza di alcuni problemi di salute. I più frequenti consistono in: congestione nasale (causata da allergie o sinusiti), infiammazione o diversi tipi di ostruzioni, come i polipi. 

Dormire con la bocca aperta potrebbe incidere sullo sviluppo di alcune patologie

Ecco alcuni dei problemi di salute che possono essere causati dalla respirazione orale nei bambini.

Apnea notturna

Secondo i medici, la respirazione dalla bocca può causare l’insorgenza di apnea notturna

L’apnea notturna è un disturbo del sonno che si verifica quando il respiro di una persona si interrompe improvvisamente e poi ricomincia. I sintomi includono un arresto improvviso della respirazione durante il sonno, russare rumorosamente, svegliarsi con la bocca secca, insonnia e stanchezza diurna

L’apnea notturna è pericolosa di per sé ma, se trascurata, può causare anche altri problemi di salute al cuore, al fegato e di metabolismo.

Bocca secca e carie

Quando respiriamo attraverso la bocca, il flusso d’aria asciuga le nostre labbra e l’intera bocca, comprese le gengive, alterando la flora batterica orale che vive naturalmente nella nostra bocca, causando carie e problemi gengivali. 

https://www.health.harvard.edu/oral-health/does-breathing-through-my-mouth-affect-my-dental-health

Non avere denti allineati e problemi legati ai denti e alla mascella 

Respirare con la bocca aperta comporta un abbassamento della mandibola e della lingua, e la testa tende ad andare all’indietro: una modifica importante rispetto alla normale posizione di respirazione, che porta ad un diverso posizionamento delle basi ossee. Nel tempo la mandibola tenderà a ruotare verso il basso e all’indietro e il palato sarà ostacolato nel suo sviluppo.

La respirazione orale può quindi favorire l’insorgere di una malocclusione o “cattivo morso”, che ha luogo quando i denti non sono allineati in maniera simmetrica all’interno della bocca.

https://www.healthline.com/health/mouth-breathing#complications

Un viso lungo e stretto

Secondo gli studi, la respirazione dalla bocca e la postura della lingua fanno allungare la parte inferiore del viso. Queste caratteristiche sono abbastanza evidenti nei bambini dopo i 5 anni e possono portare alla cosiddetta “faccia convessa” con un mento piccolo e fronte inclinata. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4295456/

Se noti che tuo figlio tende a respirare con la bocca consulta un medico qualificato che  possa diagnosticare eventuali disturbi e darti, eventualmente,  delle indicazioni terapeutiche.

Attenzione ai giovani Youtuber che promuovono il cibo spazzatura

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Photo by Julia M Cameron from Pexels

Le aziende alimentari spendono, solo negli Stati Uniti, $ 1,8 miliardi di dollari all’anno per commercializzare i loro prodotti verso un target giovane. 

Sebbene la pubblicità televisiva sia una delle principali fonti di marketing, le aziende hanno notevolmente aumentato la pubblicità online in risposta al crescente utilizzo dei social media da parte dei consumatori. “I bambini, ogni anno, vedono già diverse migliaia di spot pubblicitari di cibo in televisione e l’aggiunta di questi video su YouTube potrebbe rendere ancora più difficile per i genitori mantenere una dieta sana“, ha dichiarato Marie Bragg, assistente professore di nutrizione per la salute pubblica presso NYU School of Global Public Health e assistente professore presso il Department of Population Health della NYU Langone. 

Abbiamo bisogno di un ambiente multimediale digitale che supporti un’alimentazione sana invece di scoraggiarla“. 

Giovani Influencer e cibo spazzatura

YouTube è il secondo sito web più visitato al mondo ed è una destinazione popolare per i bambini in cerca di intrattenimento. Più dell’80% dei genitori con un figlio di età inferiore ai 12 anni consente ai propri figli di guardare YouTube e il 35% dei genitori riferisce che il proprio figlio lo guarda regolarmente. 

Il fascino di YouTube potrebbe essere stato particolarmente forte nel 2020 poiché molti genitori, lavorando da remoto, si sono dovuti destreggiare nell’impegnativo compito di avere figli piccoli a casa a causa del COVID-19. Per tenere “impegnati” i bambini i genitori cercano  video di “bambini influencer” o di bambini che svolgono attività come esperimenti scientifici, giocano con o festeggiano i loro compleanni. La crescente popolarità di questi video ha attirato l’attenzione delle aziende, che pubblicizzano o sponsorizzano post per promuovere i propri prodotti prima o durante i video

In effetti, l’influencer di YouTube più pagato degli ultimi due anni è stato un bambino di 8 anni che ha guadagnato 26 milioni di dollari l’anno scorso. I genitori potrebbero non rendersi conto che gli influencer dei bambini sono spesso pagati dalle aziende alimentari per promuovere cibi e bevande nei loro video. 

La Bragg e i suoi colleghi hanno identificato i cinque bambini influencer più popolari su YouTube del 2019 – la cui età andava dai 3 ai 14 anni – e hanno analizzato i loro video più visti. Concentrandosi su un campione di 418 video, hanno registrato se cibo o bevande erano mostrati nei video, quali articoli e marchi erano stati mostrati e valutato la loro qualità nutrizionale. 

I ricercatori hanno scoperto che quasi la metà dei video più popolari di influencer per bambini (42,8%) promuoveva cibo e bevande. Oltre il 90% dei prodotti mostrati erano cibi “malsani” di marca e bevande, con il fast food come “cibo spazzatura” più frequentemente presentato, seguito da caramelle e bibite

I video che mostravano il posizionamento di prodotti alimentari “spazzatura” sono stati visti più di 1 miliardo di volte, un livello di esposizione sbalorditivo per le aziende di alimenti e bevande. I ricercatori trovano questi video problematici per la salute pubblica perché consentono alle aziende alimentari di promuovere direttamente – ma in modo sottile – cibi malsani per i bambini piccoli e i loro genitori. 

Pubblicità

È una tempesta perfetta per incoraggiare una cattiva alimentazione: la ricerca mostra che le persone si fidano degli influencer perché sembrano essere” persone comuni ” e quando vedi questi bambini influencer mangiare determinati cibi, non sembra necessariamente pubblicità. Ma lo è! e numerosi studi hanno dimostrato che i bambini che vedono annunci di cibo consumano più calorie dei bambini che vedono annunci non alimentari, motivo per cui l’Accademia Nazionale di Medicina e l’Organizzazione Mondiale della Sanità identificano il marketing alimentare come uno dei principali motori dell’obesità infantile “, ha concluso la Bragg. 

I ricercatori si augurano che i risultati di questo studio incoraggino  a concentrarsi su questo problema per identificare strategie per proteggere i bambini e la salute pubblica.

Fonte

https://pediatrics.aappublications.org/content/146/5/e20194057

A che età i bambini dovrebbero iniziare a fare le faccende domestiche

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Foto di Tatiana Syrikova da Pexels

Secondo gli scienziati, i bambini che vengono responsabilizzati e coinvolti nelle faccende domestiche ottengono risultati migliori nella loro vita da adulti. 

Ogni compito dovrebbe essere assegnato a una particolare età. Vediamo alcuni suggerimenti:

2-5 anni: apprendimento e ordine 

Per i più piccoli, le faccende domestiche dovrebbero aiutare a sviluppare nuove abilità e mostrare loro che ogni compito ha un inizio, una parte centrale e una fine: indossi i vestiti al mattino, li togli la sera e poi li metti nel cesto della biancheria sporca. 

I compiti domestici più semplici insegneranno loro come suddividere progetti più grandi in tappe intermedie. 

Lavori consigliati: pulire giocattoli e libri, mettere il bucato in una cesta, aiutare a rifare i letti e pulire i piatti dopo aver mangiato 

6-7 anni: imparare ad aiutare e partecipare al lavoro di squadra 

A questa età, i bambini sono in grado di partecipare di più. Questo è un buon momento per instillare l’importanza del lavoro di squadra e aiutare gli altri: i bambini possono aiutarti a cucinare, apparecchiare la tavola e fare la lista della spesa.

Nel complesso, il bambino si sentirà coinvolto e avrà la possibilità di legare meglio con i membri della famiglia. 

Lavori consigliati: aiutare nella preparazione dei pasti, aiutare con la spesa, apparecchiare la tavola, nutrire gli animali domestici e annaffiare le piante 

8-9 anni: capire che ogni cosa ha il suo posto 

Man mano che i bambini crescono, possono assumersi maggiori responsabilità  come gestire le loro cose. Dovrebbero organizzare il loro spazio vitale in modo che ogni gadget, materiale scolastico, giocattolo e capo di abbigliamento vada al suo posto. In questo modo, il bambino impara a essere coerente e a mantenere pulita la sua cameretta. 

Lavori consigliati: organizzare le proprie cose, piegare e riporre la biancheria, scaricare la lavastoviglie e riporre posate e stoviglie 

10-11 anni: diventare più autosufficienti 

A questo punto, possono essere introdotte faccende che richiedono tempo, come preparare il pranzo o preparare la colazione prima della scuola. Le faccende complesse e in più fasi come preparare la colazione incoraggiano i bambini a pianificare in anticipo e capire i passaggi necessari per completare un’attività. Questo li aiuterà con le loro capacità di gestione del tempo e di risoluzione dei problemi. 

Lavori consigliati: preparare la colazione, preparare il pranzo per la scuola, svuotare i bidoni della spazzatura, portare fuori la spazzatura, spolverare, passare l’aspirapolvere e smistare la posta 

12-15 anni: imparare a stabilire le priorità 

Per gli adolescenti, le faccende domestiche possono aiutare a costruire un’autostima positiva se si sentono trattati da adulti. Quindi, introdurre nuove faccende adeguate all’età può fare miracoli per la motivazione di un adolescente. È importante insegnare loro l’autodisciplina e come stabilire le priorità, quindi fornire loro flessibilità e libertà nelle faccende domestiche può essere una buona idea. 

Lavori consigliati: lavare l’auto, fare il bucato, lavoretti in giardino, cambio lenzuola e pulire i vetri 

16+ anni: preparazione per la vita adulta 

Quando i bambini entrano nell’adolescenza, sono già piuttosto competenti e autosufficienti, quindi le loro faccende includono tutto ciò che un adulto normale dovrebbe essere in grado di fare. Comprendono una gestione sostanziale del denaro e la gestione di situazioni di emergenza. 

Lavori consigliati: fare la spesa, cucinare pasti, manutenzione dell’auto, generi alimentari, cambiare le lampadine, pulire a fondo gli elettrodomestici (come sbrinare il congelatore), ecc.

La merenda homemade facile e salutare

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I bambini amano “pasticciare” e tante volte per comodità, noi genitori cediamo alla tentazione di snack e merendine confezionate, pur sapendo che sono poco salutari per i nostri figli.

Ecco allora una ricetta facile e veloce per una merenda da campioni ricca di nutrienti.

Frutta e cacao: connubio perfetto

In questa ricetta il re è il caco. In Cina è chiamato “mela d’Oriente” e il suo albero è considerato “l’albero delle virtù” perché dà molta ombra, accoglie i nidi di molti uccelli e le sue foglie in autunno sono molto colorate e decorative.

Diciamo subito che, rispetto ad altri frutti, ha un elevato contenuto calorico (70 kcal per 100gr): è quindi sconsigliato a chi soffre di sovrappeso e obesità. Ma, di contro… anzi a suo favore ha tantissime proprietà benefiche. Sono infatti ottime fonti di fibre benefiche per l’intestino e per la salute cardiovascolare e di molecole dall’attività antiossidante che possono aiutare a proteggere le cellule dall’invecchiamento e da diverse malattie. 

Le catechine sono state associate anche ad attività anti-infettive, antinfiammatorie e antiemorragiche

L’acido betulinico sembra invece esercitare un’azione antitumorale. 

Infine, le vitamine e i minerali apportati dai cachi agiscono come cofattori per diversi enzimi, inclusi quelli che aiutano l’organismo a difendersi dallo stress ossidativo

Ma a non tutti i bambini piace il sapore e la consistenza del caco e allora ecco che arriva in soccorso l’irresistibile cacao! (Sembra un gioco di parole)

Il cacao fornisce energia e agisce come antidepressivo, grazie alla presenza di teobromina, tiramina e triptofano che stimola la produzione di serotonina, sostanza che regola l’umore. Non dimentichiamo che contiene anche magnesio, potassio, fosforo, zinco, rame, selenio e manganese ed è ricco di molte vitamine del gruppo B, oltre alla vitamina K e vitamina J.

E ora pronte per preparare una super merenda ai vostri bambini?

La ricetta https://www.dottoriesapori.it/ricette/merenda-golosa-cachi-e-cioccolata/