Steatosi epatica in età infantile quando si è a rischio

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Il ruolo delle proteine nella crescita dei bambini

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD – Non Alcoholic Fatty Liver Disease) è caratterizzata da infiammazione del fegato e accumulo di grasso in eccesso nelle cellule epatiche, gli epatociti, in quantità superiori al 5%.

Tale condizione, frequente già in età pediatrica, si manifesta inizialmente con un lieve aumento di grasso nelle cellule del fegato (lieve epatosteatosi), fino ad arrivare, se non trattata, a forme più severe (steatoepatite) e con il rischio di evolvere in fibrosi e successiva cirrosi, in base alla rigidità tissutale.

Ma come si arriva a tale condizione?

La causa principale della steatosi epatica risiede nell’alimentazione, sempre più orientata verso il cibo spazzatura, o junk food, caratterizzato dal consumo di alimenti ricchi di grassi e zuccheri.

L’incremento mondiale della prevalenza di sovrappeso ed obesità spiega come la NAFLD sia aumentata nel tempo, infatti, negli ultimi vent’anni, tale patologia ha raggiunto proporzioni rilevanti, basti pensare che in Italia circa il 15% dei bambini ne risulta affetto e che tali stime salgono tra i bambini obesi, rappresentando quindi un problema emergente già in età evolutiva.

Il problema alla base della steatosi epatica è proprio un eccessivo apporto calorico che, associato a scarsa attività fisica, determina un aumento di peso ed una rapida evoluzione verso l’obesità e le complicanze ad essa associate come sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2.

Tuttavia le prime fasi di steatosi epatica risultano essere reversibili, motivo per cui la diagnosi precoce è di fondamentale importanza per evitare la progressione della patologia e l’insorgenza delle complicanze ad essa associate.

Vista l’assenza di sintomi correlati alla malattia, condizione che favorisce una sua sottovalutazione, è di fondamentale importanza prestare attenzione all’alimentazione dei bambini ed eventualmente sottoporre i ragazzi in sovrappeso ad esami diagnostici, che permettano di individuare precocemente l’infiammazione epatica e sfruttarne la sua reversibilità.

Cosa fare?

La sana alimentazione svolge un ruolo di essenziale importanza nell’arrestare la progressione della patologia.

Non essendoci terapie standardizzate si può, infatti, intervenire sulla steatosi epatica solo migliorando il proprio stile di vita, attraverso un’educazione che va dall’alimentazione all’attività fisica. 

Seguendo un’alimentazione sana e bilanciata, favorendo la perdita di peso graduale se in sovrappeso e praticando attività fisica si può infatti arrestare la progressione della patologia, quando è ancora negli stadi iniziali, e migliorare il quadro clinico, basti pensare che con un modesto calo ponderale del 6% si può già migliorare la resistenza insulinica ed il contenuto di grasso epatico.

Gli obiettivi nutrizionali devono essere mirati a migliorare i parametri metabolici, ridurre l’insulino resistenza, ridurre i valori di trigliceridi e proteggere il fegato dallo stress ossidativo.

Quest’organo infatti, ingrossato ed affaticato, svolge con difficoltà le sue attività metaboliche quotidiane. 

È fondamentale, pertanto, ristabilirne la corretta funzionalità, riducendo gli acidi grassi saturi ed i carboidrati provenienti dall’alimentazione; in questo modo, il fegato grasso può “alleggerirsi”, riprendendo così la sua normale funzione e favorendo la perdita di peso anche in chi è sovrappeso.

In caso di fegato grasso è quindi indispensabile aggiungere alla propria alimentazione alimenti particolarmente ricchi di omega 3 i quali svolgono un’azione antinfiammatoria ed agiscono positivamente sul metabolismo di grassi, proteine e carboidrati, supportando la funzionalità epatica.

Contemporaneamente, è fondamentale ridurre in maniera significativa i cibi grassi, prevalentemente di origine animale, al fine di permettere la regressione dello stato infiammatorio.

In particolare, tra i cibi ricchi di omega 3 troviamo:

– salmone

– tonno

– sgombro

– trota

– aringa

– crostacei

– semi di lino

– noci

– alghe

– olio extravergine di oliva

– olio di krill

Si consiglia di consumare il pesce almeno 4 volte a settimana, privilegiando quello azzurro per il più basso contenuto di mercurio.

Si consiglia di optare per carni bianche e consumare legumi almeno due volte a settimana, sia freschi che secchi.

Oltre ai grassi è essenziale ridurre anche gli zuccheri semplici ed è importante limitare il consumo di dolci, merendine, succhi di frutta, bevande zuccherate, marmellata e miele.

Si raccomanda il consumo di carboidrati complessi, quali pasta, pane, riso, a basso indice glicemico, preferendo sempre prodotti integrali.

Nella dieta da steatosi epatica non devono mai mancare i vegetali: la verdura è infatti un alimento essenziale da consumare in quantità elevate, cruda e/o cotta, in grado di apportare vitamine, minerali e fibre.

Gaia Nonni
Gaia Nonni
Nutrizionista Clinica, Ravenna.
Laureata presso Campus Bio-Medico di Roma, esperta in ambito pediatrico attraverso esperienze formative professionalizzanti presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Fonte

Nice 2016. Non-Alcoholic fatty liver disease – Assessment and managment. Nice Guideline