La naturalezza del travaglio e del parto

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La naturalezza del travaglio e del parto

Il travaglio e il parto sono momenti importantissimi per una madre e bisogna rispettarne la semplicità e la naturalezza del processo fisiologico.

Conoscenza significa serenità

La prima cosa che ogni donna incinta deve assolutamente tenere in considerazione, è che dare alla luce un figlio è un atto pensato per svolgersi con naturalezza, senza problemi o preoccupazioni.

Tuttavia, anche se ogni donna possiede tutte le competenze e le risorse necessarie per condurre al meglio la propria gravidanza, conoscere i meccanismi, i tempi e le sensazioni che si provano durante il travaglio può aiutarla a gestire la situazione con maggior tranquillità.

È necessario comunque tenere presente che le cure standard di maternità non possono essere testate scientificamente e quindi la scelta del medico curante e del luogo di nascita influenzeranno notevolmente i trattamenti ricevuti.

L’educazione e la preparazione al parto possono dunque essere utili anche nell’aiutare le donne a comprendere in che modo le loro decisioni mediche possono influenzare la salute e la sicurezza personali e del proprio figlio.

Cosa succede durante il travaglio?

Il corpo delle donne è naturalmente disegnato per crescere, partorire e nutrire i neonati e nelle ultime settimane di gravidanza è evidente che esso subisca una serie di cambiamenti fisiologici, per lo più orchestrati dal bimbo.

La cervice si ammorbidisce e può cominciare a dilatarsi, mentre il muscolo uterino diventa sempre più sensibile all’ossitocina. Il dolore associato alle forti contrazioni dell’utero invia un segnale al cervello che stimola il rilascio intermittente di grandi quantità di ossitocina, necessarie per contrazioni sempre più forti ed efficaci.

Il dolore gioca dunque un ruolo chiave nella progressione del travaglio, assicurando il frequente rilascio di quantità crescenti di ossitocina.

Tuttavia, quando i livelli di ossitocina sono elevati, e dunque le contrazioni molto dolorose, il cervello rilascia beta-endorfine, una sorta di narcotico naturale in grado di indurre torpore. Queste endorfine infatti aiutano le donne a gestire il dolore delle contrazioni e le inducono in una sorta di stato onirico nel quale la percezione del dolore cala.

Lo stato emotivo è importante. Gli ormoni dello stress infatti possono interrompere questo processo di compensazione e rallentare il naturale procedere del travaglio. Al contrario, sentirsi al sicuro ed emotivamente e fisicamente protette, aiuta a mantenere bassi i livelli di catecolamine e permettere alla gravidanza di continuare il suo corso naturale.

Successivamente, quando il bambino inizia a scendere nel canale di nascita, le donne iniziano ad avvertire un impulso a spingere. Seguire questo impulso e cambiare posizione a seconda di come come ci si sente più comode, aiuta il proprio bimbo a ruotarsi nel senso corretto. Quando il bambino è quasi pronto a nascere, se i livelli di ossitocina e endorfina sono molto altri, un rilascio spontaneo di catecolamine fornisce alla donna la forza necessaria per spingerlo fuori dal proprio grembo.

I primi attimi di vita

Dal momento che il bambino nasce con alti livelli di catecolamine risulta essere molto agitato, ma il contatto con la pelle della sua mamma lo farà calmare e lo guiderà naturalmente verso il suo seno.

I piccoli movimenti che il bimbo fa quando è a contatto con la mamma, d’altro canto, stimolano il rilascio dell’ossitocina materna: questo facilita il distacco della placenta riducendo il rischio di emorragia, e prepara il latte per un corretto allattamento.

I neonati, se tenuti a contatto con la propria pelle, hanno meno probabilità di diventare ipoglicemici, stanno più al caldo, piangono di meno, e hanno frequenze cardiache più stabili rispetto a quelli che vengono separati velocemente dalla propria mamma.

Consigli

Ogni donna in gravidanza deve cercare di lasciare che il travaglio e il parto si svolgano naturalmente e se possibile evitando interferenze mediche esterne.

Il modo migliore per dare alla luce un figlio, è lasciare che la natura faccia il suo naturale corso.

 

Fonte:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2730905/