Esposizione agli allergeni e asma: c’è una connessione?

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Esposizione agli allergeni e asma: c’è una connessione?

I bambini che dentro casa sono esposti ad alti livelli di allergeni di animali domestici o di parassiti hanno un minor rischio di sviluppare l’asma in futuro.

Questo è ciò che è emerso dal nuovo studio Urban Environment and Childhood Asthma (URECA) finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID).

Lo studio

Oggi più dell’8% dei bambini che vive negli Stati Uniti soffre di asma, un disturbo cronico che provoca alternativamente infiammazione e restringimento delle vie respiratorie.

Lo studio URECA è nato proprio con l’obiettivo di indagare i fattori di rischio di asma per i bambini che vivono nelle aree urbane, luogo in cui questo disturbo è più frequente e grave.

Nel 2005 il team di ricercatori ha iniziato a monitorare un gruppo di neonati ad alto rischio di sviluppare l’asma perché almeno uno dei due genitori soffriva di questo disturbo, o di altre allergie. I 442 bambini sono stati monitorati fino al compimento dei 7 anni.

I risultati

Dall’analisi dei dati raccolti è emerso che il 29% di questi bambini soffre di asma.

I ricercatori hanno fatto una scoperta strabiliante: l’ambiente microbico domestico dell’infanzia può essere legato al successivo rischio di sviluppare l’asma.

L’alta concentrazione di allergeni di scarafaggi, topi, cani e gatti presente nei campioni di polvere raccolti nelle case dei bambini durante i loro primi tre anni di età infatti, è correlata ad un minor rischio di sviluppare l’asma una volta raggiunti i 7 anni.

Conferme di studi passati

Inoltre, durante questi sette anni URECA ha confermato alcuni risultati di studi precedenti che collegavano lo sviluppo dell’asma nei bambini ad alcuni fattori di rischio.

In particolare i ricercatori hanno scoperto che la presenza di cotinina nel cordone ombelicale, derivante dall’esposizione prenatale al fumo di tabacco, espone i neonati ad un maggior rischio di sviluppare l’asma negli anni successivi.

Allo stesso modo la depressione e lo stress materno nei primi tre anni di vita del bambino possono influire negativamente ed aumentare il rischio di comparsa del disturbo.

Fonti:

http://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0091674917312046