Ecco perché le mamme di gemelli vivono più a lungo

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Ecco perché le mamme di gemelli vivono più a lungo

Avere dei gemelli allunga la vita, questo il risultato di uno studio condotto dai ricercatori dell’Università dello Utah e pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B.  

 

Ovviamente non è la doppia dose di pannolini ad allungare la vita delle mamme di gemelli, ma il fatto che siano più forti a livello fisico.

 

I risultati della ricerca suggeriscono che la nascita dei gemelli, più che essere un “incidente” riproduttivo che prosciuga energie e nutrimento, è un adattamento evolutivo che consente alle neomamme di trasmettere i propri geni a due individui differenti in un colpo solo.

 

“Ci aspettavamo l’esatto opposto” afferma la ricercatrice Shannen Robson, che prosegue “Ci aspettavamo che, poiché molti hanno un bimbo alla volta, averne due sarebbe stato molto gravoso”. I gemelli, invece, rappresentano un indicatore della straordinarietà e dell’eccezionale forza fisica delle donne.

 

Fertilità naturale

Se le somiglianze tra i gemelli monozigoti sono prettamente una questione di genetica, i tratti che i gemelli eterozigoti (ossia quando due ovuli maturano contemporaneamente e vengono fecondati da due spermatozoi, l’uno indipendentemente dall’altro) hanno in comune sono sia ereditari che dovuti all’influenza dell’ambiente.   

 

Parti gemellari nel mondo: i numeri

Senza contare i parti gemellari da fecondazione in vitro, in Asia 6 nascite su 1.000 sono di gemelli, numero che in America e in Europa si attesta tra le 10 e le 20 nascite gemellari, mentre in Africa arriva persino a 40.

 

La ricerca

Per analizzare la situazione delle nascite gemellari prima della fecondazione assistita, il team di ricerca ha utilizzato il database della popolazione dello Utah, un’ampia mappa genealogica che risale ai primi anni dell’ottocento. Dal database sono state selezionate le famiglie di donne nate tra il 1807 e il 1899, vissute almeno fino ai 50 anni, ossia fino al completamento della propria vita riproduttiva.

Il database finale contava 58.786 donne di cui 4.603 avevano avuto almeno due gemelli.

Queste sono poi state messe a confronto con le mamme di figli unici, per analizzare le differenze a livello di: durata della vita, numero di figli, tempo intercorso tra una gravidanza e un’altra e durata del periodo fertile.

 

Essere mamma di gemelli? Il divertimento è doppio

Partendo dal presupposto che una doppia gravidanza possa prosciugare le forze di una donna, i ricercatori hanno scoperto che le mamme di gemelli hanno battuto su tutta la linea le mamme con un solo figlio. Hanno vissuto più a lungo, hanno avuto una vita riproduttiva più duratura, hanno avuto tempi di recupero intra-gravidanze brevi e nel complesso hanno avuto più figli.

 

Limiti della ricerca

I risultati della ricerca non sono cambiati con il passare del tempo, nonostante prima del 1870 le condizioni igieniche e mediche in cui vivevano le donne fossero peggiori di quelle successive.

È difficile fare un confronto tra i dati dell’Ottocento e quelli odierni, ha affermato Robson. La fecondazione in vitro ha aumentato il numero di gemelli nati. E anche altri fattori sono cambiati: le donne di oggi hanno meno gravidanze rispetto al passato, cosicché diminuiscono anche le loro possibilità di avere dei gemelli.   

Tuttavia, uno studio del 200, condotto sulle donne della Gambia rurale, ha scoperto come le mamme di gemelli hanno una salute fisica e riproduttiva migliore rispetto alle mamme di figli unici.

 

Sviluppi futuri

Ulteriori approfondimenti sono ora in corso per comprendere se sia vero che ci sia una predisposizione per i gemelli a nascere prematuri, ma soprattutto cosa li fa essere in salute, vivere più a lungo e avere più figli.

 

Nota

Lo studio è stato condotto su una popolazione di donne naturalmente fertili, pertanto i risultati della ricerca non possono essere applicati alla realtà attuale della fecondazione in vitro.

 

Fonti:

Twinning is winning: moms of twins live longer, study finds, University of Utah, Proceedings of the Royal Society B  https://www.sciencedaily.com/releases/2011/05/110510211550.htm