…e se il bambino picchia i denti che faccio?

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Noi genitori lo sappiamo! Quante volte i nostri figli arrivano di corsa dicendo che sono caduti o che si sono “fatti male” giocando. Cerotti e disinfettante sempre a portata di mano per risolvere le piccole sbucciature ed eccoli pronti per tornare di corsa a giocare con gli amici.

Purtroppo può capitare, fortunatamente raramente, che il trauma sia un pochino più serio e il piccolo torni con un dente scheggiato o addirittura con un dente in mano.

Che fare in questi casi? Lo abbiamo chiesto al Dott. Luigi Paglia direttore del dipartimento di odontoiatria materna infantile dell’Istituto stomatologico italiano di Milano.

Dott. Paglia da quale età iniziate a seguire i bambini?

Ci prendiamo cura del piccolo paziente da quando è nella pancia della mamma fino ai 14 anni quando diventa adolescente dando tutti i suggerimenti necessari per farlo crescere in maniera corretta da un punto di vista della salute orale.

Infatti la vera prevenzione inizia prima ancora della nascita del bambino.

Parliamo di traumi orofacciali. Ne riscontrate molti?

Si abbiamo una grande grande frequenza di traumi orofacciali che vanno dal 6 al 60% dei bambini in età prescolare con un picco tra i 18 e i 30 mesi quando il bambino incomincia a camminare. Infatti in questo periodo non ha ancora sviluppato tutti i riflessi necessari per proteggersi con le mani per cui è facile che cadendo sbatta faccia e denti che ne risentono traumatizzandosi.

Un trauma su un dente da latte va seguito attentamente perchè si potrebbe avere un riflesso sul dente permanente. Infatti la radice del dente da latte può colpire il germe del dente definitivo e provocarne delle alterazioni. Queste possono essere puntiformi se il dente permanente si trova già in uno stadio avanzato di maturazione, ma possono essere più importanti e possono arrivare addirittura alla lacerazione del germe del permanente con la sua dilacerazione se il dente definitivo era ancora in una fase primordiale di sviluppo. Qui diventa importante l‘intervento tempestivo del dentista nel risolvere questa situazione.

Quanti tipi di traumi ci possono essere ai dentini da latte?

Prima di tutto può esserci un trauma intrusivo in cui il dente da latte può rientrare e colpire quello permanente. Questo normalmente causa un danno grave. Si può aspettare due o tre settimane per vedere se il dente scende. Se così non fosse bisogna intervenire o con un’estrazione o con un riposizionamento di tipo chirurgico e comunque con terapie specialistiche. Come consiglio alle mamme, se dovesse capitare un trauma intrusivo è quello di programmare una visita dal dentista il più presto possibile affinchè possa valutare l’entità del danno e quindi provvedere affinchè questo non si verifichi.

Oppure un dente da latte in seguito ad un trauma può cadere, in questo caso si chiama exarticolazione e spesso non ci sono danni al dente definitivo.

Si possono avere anche delle concussioni ossia dei traumi inferiori che possono provocare una frattura della parte più esterna della corona che possono essere ricostruite e trattate con maggior facilità.

Insomma i danni più importanti dei denti da latte sono determinati dai traumi intrusivi.

In caso di traumi ai denti da latte cosa consiglia alle mamme?

Quello che devono fare i genitori è verificare il trauma, controllare se non c’è più il dente e capire se è stato perso o se è rientrato e programmare una visita dal dentista.

E’ possibile che si scheggino anche i denti da latte?

Si è possibile anche se non è un trauma frequente e il danno va valutato caso per caso. Infatti se la scheggiatura è superficiale spesso non si interviene, se invece si tratta di una scheggiatura un po’ più profonda che intacca la dentina bisogna provvedere con una piccola ricostruzione.

E quando i traumi riguardano i denti definitivi?

Nei denti definitivi è più frequente la frattura coronale ossia quella della parte emergente del dente perché l’osso del soggetto più adulto è più resistente e quindi meno cedevole. L’osso tiene ben saldo il dente e quindi il trauma si esaurisce sulla corona che si spezza.

Il consiglio per la mamma è di trovare il pezzo di dente rotto perché si può incollare, conservarlo in acqua o in latte e andare subito dal dentista.

Nell’adolescente il trauma più importante che richiede una particolare attenzione da parte del genitore o di chi è presente al fatto è quello dell’exarticolazione ossia quando si perde completamente il dente permanente. Questo è un momento molto molto delicato perché il dente va recuperato, messo immediatamente in ambiente umido per preservare le cellule che sono sulla radice del dente e portato il più velocemente possibile da un dentista che deve provvedere al reimpianto.

Mentre per il dente deciduo non si fa il reimpianto, il dente permanente è fondamentale reimpiantarlo.

Quanto tempo si ha per arrivare dal dentista?

Si ha poco tempo, per questo bisogna essere veloci. Questo poco tempo deve essere utilizzato molto bene. Può essere allungato mantenendo il dente in ambiente umido, come latte o acqua fisiologica. Se proprio non si trova niente può essere conservato nella stessa bocca del paziente. Così il dente viene idratato e portato immediatamente dal dentista. Il successo del reimpianto a lungo termine è inversamente proporzionale al tempo che è passato fra la perdita e il reimpianto.

Perché è così importante tenere il dente idratato?

Perché la radice del dente è popolata da cellule che sono quelle del legamento parodontale. Queste cellule muoiono già in mezz’ora e scompaiono completamente se lasciate in ambiente secco.

Passato questo tempo il successo dell’impianto diventa molto a rischio, perché non essendoci più queste cellule c’è un diretto contatto fra la radice e l’osso. Questo contatto diretto, chiamato anchilosi, determina nel tempo riassorbimento della radice. L’osso aggredirà nel tempo la radice e la riassorberà.

Ci sono altri tipi di traumi?

Si, possiamo avere fratture della radice del dente. In questo caso il trauma che avviene sulla corona viene trasmesso anche alla radice che si frattura. In genere non si ha perdita di una parte dell’elemento dentario ma si ha mobilità del dente. Bisogna andare dal dentista che stabilizza il dente immobilizzandolo. E’ come quando ci si rompe l’omero, bisogna bloccare il braccio in modo che l’osso si possa “ricementare”. Questa operazione si fa esternamente con un apparecchio ortodontico. Si blocca il moncone mobile con quello che è rimasto all’interno dell’osso che è fisso. Nell’arco di 2 o 3 mesi si ha la guarigione della radice che si riunisce al pezzo che si è rotto.

Il dente deve essere devitalizzato?

No, non è necessario se il trauma si esaurisce sui tessuti duri e non coinvolge la polpa. Se è possibile la vitalità dell’elemento dentale va preservata. La polpa residua sana è quella che promuove la guarigione della frattura.

Ricordiamoci sempre che un dente vitale ha una durata molto superiore rispetto ad uno devitalizzato.

Dott. Paglia cosa possiamo fare per prevenire questi traumi?

Sicuramente la prevenzione inizia avendo coscienza delle condizioni anatomiche di partenza dei propri figli. Infatti se un ragazzo ha i denti sporgenti è più probabile che cadendo possa urtare i denti con i conseguenti danni sopra descritti.

In questi casi bisogna cercare di prevenire mettendo l’apparecchio che riposiziona in modo corretto i denti.

Invece nel caso in cui un ragazzo faccia uno sport più pericoloso come quelli da contatto la prevenzione si fa mettendo dei protettori orali posti sull’arcata superiore che evitano, in caso di urto del massiccio facciale, dei danni ai denti.

Monica Mazzoleni
Monica Mazzoleni
Farmacista formulatore, giornalista